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L’incanto del Parco nazionale Torres del Paine, la natura nella sua veste più essenziale

torres-del-paineAnche se sorge sul mare, più precisamente su un fiordo, Puerto Natales è forse il primo vero paese di montagna che incontriamo nel nostro viaggio tra la Terra del Fuoco e la Patagonia, sia per le costruzioni, diverse da quello alpino, ma comunque con uno stile montano, sia per l’atmosfera che si respira per le vie della cittadina. Non ci fermiamo più di una notte, quanto basta per scoprire i vivaci pub che spuntano nelle vie del centro: molti viaggiatori fanno tappa qui per spostarsi nel cuore del Parco nazionale Torres del Paine.

Al mattino ci mettiamo in viaggio verso l’ingresso del Parco, nei pressi della Laguna Amarga. Una volta effettuato il check-in, pagando la quota richiesta per i due giorni di permanenza, percorriamo la strada sterrata immergendoci nel cuore del parco, finalmente in mezzo alle montagne. Come per i posti che abbiamo incontrato finora, anche qui la natura nella sua veste più essenziale è l’attrice principale: distese immense alle quali fanno eco grandi laghi, dove le montagne si specchiano con un po’ di vanità, consapevoli che la loro bellezza attira persone da tutto il mondo.

IMG_5452Ci sistemiamo nel Refugio Central e, zaino in spalla, imbocchiamo il sentiero che porta al Mirador, il punto panoramico alla base delle Torres del Paine. Il meteo non è dei migliori, ma confidiamo in un miglioramento. Il sentiero è ben indicato, la prima parte è caratterizzata da un lungo sviluppo e poco dislivello: l’andatura ondulata ne fa un trekking vario e divertente che lascia la valle centrale per incunearsi in una laterale. Sopra di noi svettano profili di montagne sconosciute, le cui creste sommitali sono ancora innevate, mentre più in lontananza scorgiamo ghiacciai enormi, seraccate che incombono sulle valli sottostanti emanando un fascino potente e grandioso. Ci accingiamo ad affrontare l’ultimo tratto del sentiero che improvvisamente si inerpica con pendenze più impegnative fino al punto panoramico. Solo allora ci rendiamo conto di quante persone ci siano insieme a noi: una vera e propria colonna umana, centinaia di escursionisti stanno salendo al cospetto delle torri.

Arriviamo finalmente al bordo della laguna, un catino di roccia colmo di acque glaciali. Le torri sono nascoste dalle nuvole grigie che corrono veloci nel cielo, ma decidiamo di aspettare, sperando di riuscire a vederle. E la nostra attesa è ripagata: per qualche istante le i profili aguzzi e imperiosi delle torri si stagliano spavaldi davanti a noi. L’effetto è potente. Penso ai primi alpinisti che si sono spinti fin lassù (nel 1963) e mi lascio sorprendere dalla verticalità vertiginosa di quelle pareti di roccia grigia.

saltoRientriamo al rifugio dopo una camminata di oltre 22 km e circa 1.200 metri di dislivello positivo: ci sdraiamo in un prato a goderci la meritata birra, Patagonia ovviamente, mentre il cielo nel frattempo si è rasserenato.

La mattina successiva ci mettiamo ancora in cammino: questa volta l’escursione è meno impegnativa, ma il panorama è altrettanto spettacolare quando arriviamo al Mirador de Los Cuernos, un balcone affacciato sul lago Nordenskjöld sovrastato dalle famosissime montagne di due colori. Sì, la caratteristica incredibile di queste montagne risiede nel fatto che abbiano uno strato centrale di colore grigio chiaro che divide uno strato superiore e uno inferiore di roccia nera. L’origine di questa particolare conformazione risale a circa 12 milioni di anni fa, quando si formò un’intrusione di magma (laccolite) in una spaccatura della conca sedimentaria di Magellano. L’enorme massa magmatica sollevò lo strato superiore di roccia nera che, successivamente, venne eroso dal ghiaccio, dall’acqua e dai venti lasciando scoperti i monoliti ignei.

Finita l’escursione, è tempo di rimettersi in auto. Il Perito Moreno ci aspetta.

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