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Passaggio in Cile, da Porvenir a Puerto Natales

IMG_5246Il viaggio tra Terra del Fuoco e Patagonia procede a ritmi serrati. Dopo aver lasciato Ushuaia, arriviamo a Porvenir quando il sole attraversa con i suoi raggi di fine primavera la stretta baia sulla quale sorge questo piccolo paese di pescatori. Non abbiamo prenotato per la notte, ma troviamo un fantastico b&b, una casa coloniale in legno bianco che ci fa respirare un’atmosfera anni ’30, il cui gestore ci accoglie raccontandoci un sacco di cose in una lingua che mischia spagnolo e inglese a qualche termine sconosciuto, ma efficace.

Usciamo per cenare e ci lasciamo rapire dai colori infuocati del tramonto sulle acque dell’Oceano Pacifico, anzi per essere più precisi dello Stretto di Magellano. Dal porticciolo parte il traghetto che attraversa questo famosissimo braccio di mare per arrivare a Punta Arenas.

Presi i biglietti per il traghetto, prima di lasciare la Terra del Fuoco, andiamo a vedere il Lago de Los Cisnes, una riserva naturale conosciuta per essere uno dei dieci luoghi al mondo dove si trovano le stromatoliti, antichissimi microrganismi che per primi compirono uno dei processi biologici più importanti della storia evolutiva della Terra, la fotosintesi. Tempo di una passeggiata sul lunghissimo e scenografico pontile di listelli di legno rossi che porta fino alla riva del lago e permette di vedere da vicino i sedimenti pietrificati, e ci dirigiamo verso il porto, dove ci attende una sorpresa.

IMG_5261È martedì 12 novembre, in tutto il Cile sono stati organizzati scioperi e manifestazioni sull’onda della protesta che sta scuotendo il Paese da diverse settimane. Lungo la strada principale, incappiamo nella manifestazione di Porvenir: una cinquantina di persone con bandiere e cartelli bloccano il traffico. Per nostra fortuna, è una protesta pacifica, fatta di canti e balli. Per farci passare ci costringono a scendere dalla macchina e ci chiedono di ballare con loro. Dopo un momento di perplessità, scendiamo e facciamo due passi di danza tra l’euforia generale e grandi applausi. Ripartiti, un non nascondiamo un po’ di emozione per aver dato, forse, il nostro minuscolo supporto alla protesta di un popolo.

Dopo l’attesa per l’imbarco, siamo finalmente sul traghetto, pronti a navigare il mitico Stretto di Magellano, tante volte studiato nei libri di storia. Il pensiero corre inevitabile verso quei primi esploratori che, con insuperabile coraggio e spinti da quello che mi piace chiamare il ‘fattore Ulisse’, hanno aperto nuove vie per l’intera umanità.

IMG_5294Ci lasciamo alle spalle la Terra del Fuoco e davanti a noi, in lontananza, vediamo stagliarsi le prime montagne della Patagonia cilena. Mi sento come un bambino la sera della vigilia di Natale. Patagonia. È da anni che la sogno.

Sbarchiamo a Punta Arenas intorno a metà pomeriggio e decidiamo di proseguire verso Puerto Natales: i giorni di viaggio non sono tantissimi e dobbiamo sacrificare qualche tappa. Affrontiamo con leggerezza i 250 chilometri che ci separano dalla nostra destinazione. Leggiamo le indicazioni della guida, ci fermiamo a fotografare i cieli della Patagonia (questa è una costante di tutto il viaggio), lasciamo che lo sguardo si perda su quegli orizzonti infiniti, in quegli spazi che sembra non possano essere contenuti da due occhi soltanto. Le ore scorrono al ritmo della strada che maciniamo. Le lunghe distese di asfalto si incuneano in un territorio selvaggio e poco accogliente, dove gli elementi della natura sono liberi dalle briglie dell’uomo e si lasciano ammirare nella loro potente perfezione.

Qualche ora dopo siamo a Puerto Natales, paese di mare che però ha le sembianze di quelli di montagna. E le montagne, in effetti, non mancano: il fiordo su cui sorge la città è coronato da imponenti massicci. In lontananza, si intuiscono le Torres del Paine. Ancora poche ore e saremo al cospetto di queste montagne sublimi.

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