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Ushuaia: alla fine del mondo la normalità non esiste

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Alle volte capita di dover andare fino alla fine del mondo per realizzare un sogno, ma arrivare alla fine del mondo è stato solo l’inizio del sogno che ho realizzato con il viaggio tra Terra del Fuoco e Patagonia insieme a mio cugino Laurent.

Dopo il volo diretto Roma-Buenos Aires, da dove siamo ripartiti dopo poche ore per Ushuaia, arriviamo finalmente nella città più a sud del pianeta. Tempo di sbrigare le carte per il noleggio dell’auto e ci siamo.

Dall’aeroporto ci vogliono pochi minuti per arrivare in centro, ma l’impatto è subito notevole: il porto, le vie del centro, le case, il sole basso all’orizzonte, il mare in mezzo alle montagne. Sembra di essere in una valle nella quale il mare arriva a lambire i boschi e a sfiorare la neve sulle cime.

Lo sguardo indaga curioso cercando di cogliere l’essenza di un posto davvero strano, tanto quanto strani sono i suoi abitanti. Ma alla fin del mundo la normalità non può esistere.

IMG_5074Ushuaia sorge su una piccola insenatura del Canale Beagle, un braccio di mare largo qualche chilometro dove le acque dell’Oceano Atlantico si fondono con quelle del Pacifico. Le case non hanno uno stile definito, qui la confusione architettonica sembra regnare sovrana. L’unica caratteristica comune sono i coloratissimi graffiti che dalle pareti degli edifici raccontano storie di marinai, esploratori, animali e creature fantastiche che rendono ancora più misterioso questo lembo di terra ai confini del mondo.

Lungo la via centrale e quella del porto scorre la vita della città, i negozi e le botteghe si alternano in ordine sparso ai ristoranti dove gustare il granchio gigante, vera specialità da non perdere.

Vicino al porto, una serie di piccoli chalet promuovono escursioni e attività: prima tra tutte, la navigazione del Canale Beagle, un giro alla scoperta di leoni marini e pinguini che regala scorci magnifici sulle ultime montagne delle Ande prima che si inabissino nell’Oceano.

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