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“MISSION ACHIEVED!”, Nirmal Purja ha scalato i 14 Ottomila in 6 mesi e 6 giorni

La grande corsa agli Ottomila di Nirmal Purja è arrivata al suo epilogo: il nepalese ce l’ha fatta, ha archiviato il suo Project Possibile scalando tutte le 14 montagne più alte della terra in 6 mesi e 6 giorni. Sono passati 189 giorni dal 23 aprile, quando il nepalese toccava la vetta dell’Annapurna, al 29 ottobre, data in cui ha conquistato l’ultima vetta della serie, lo Shisha Pangma. La differenza con il primato precedente è abissale: il coreano Kim Chang-ho aveva infatti impiegato sette anni, 10 mesi e sei giorni, strappando il record a Jerzy Kukuczka, che aveva messo un mese in più.

Nirmal diventa così il 43° alpinista ad aver scalato tutti gli 8000 utilizzando l’ossigeno supplementare, il terzo nepalese a riuscirci.

Per completezza, riporto l’elenco completo:

  • 23 aprile – Annapurna,
  • 12 maggio – Dhaulagiri
  • 15 maggio – Kanchenjunga
  • 22 maggio – Lhotse
  • 22 maggio – Everest
  • 24 maggio – Makalu
  • 3 luglio – Nanga Parbat,
  • 15 luglio – Gasherbrum I
  • 18 luglio 2019 – Gasherbrum II
  • 24 luglio – K2
  • 26 luglio – Broad Peak
  • 23 settembre – Cho Oyu
  • 27 settembre – Manaslu
  • 29 ottobre – Shisha Pangma

flags-1384193_960_720In questi giorni, molti grandi alpinisti e tanti giornalisti hanno dato la loro lettura a questo record: Franco Perlotto ha scritto “Oggi finisce la conquista coloniale delle montagne. Evviva”, e sulla stessa linea si espresso Reinhold Messner, che oltre a complimentarsi ha sottolineato come “Nirmal ha lanciato una sfida diversa, per dimostrare che i nepalesi sono oramai in grado di prendere la leadership della scalate himalayane”.

Io dico che Nirmal è stato davvero bravo, che ha fatto un qualcosa che finalmente spazza via tutti gli eroi di qualche ottomila in saccoccia fatto magari in stagione propizia, con ossigeno, corde fisse, guide, traccia fatta e in fila indiana. Quel tipo di alpinismo che possiamo definire turismo d’alta quota farà più fatica a generare falsi eroi perché oggi c’è un punto di riferimento chiaro e mondiale e forse termineranno i facili annunci di record e performance. Tutti oggi sono in grado di dire “Sì ma guarda che Nirmal Purja ha fatto tutto ed in una volta quello che tu stai provando a vendermi singolarmente e come eccezionale, fatto nel suo stesso stile. Non iniziate o sprecate una carriera collezionando i 14 ottomila se l’obbiettivo è essere esploratori e avventurieri. Fino a ieri potevate avere alibi e spazio sulle normali dei 14 ottomila, oggi sarebbe solo un aiuto, seppur prezioso, che date a sherpa, agenzie e al popolo nepalese, ma non chiedete attenzione mediatica e sensibilità agli sponsor, perché non c’è più trippa per gatti è stata posta una virtuosa e salutare parola FINE allo show. Grazie ancora Nirmal e complimenti senza se e senza ma per quello che hai fatto. Sono sicuro che hai fatto bene anche ad un altro alpinismo che, per quello che riguarda la mia persona, ti applaude e ti stringe la mano”, ha commentato Simone Moro.

Non credo che lo stile-Nirmal sia il futuro, sono convinto che la sua collezione sia una bella realtà del presente. Per questo aggiungo volentieri il mio applauso a quello di milioni di altri. Mentre mi congratulo con il Gurkha, però, ci tengo a lanciare uno sguardo al passato, e a chi per collezionare gli ottomila ha usato uno stile ben diverso“, scrive Stefano Ardito, mentre per Emilio Previtali Nirmal “ha il grande merito di svuotare di senso, una volta per tutte, il record di velocità sugli ottomila. Nirmal Puria è stato così incredibilmente veloce che nessun altro mai potrà pensare di battere il suo record e dovrà quindi concentrarsi sul come e non sul in quanto“.

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