Sunday, May 27, 2018
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Reinhold Messner, l’ultimo poeta dell’alpinismo

Nelle settimane che ho trascorso in giro per le Dolomiti, ho avuto anche la fortuna di intervistare Reinhold Messner: incontrarlo al Passo Sella, nel cuore dei Monti Pallidi, e fare due chiacchiere con lui è stata un’emozione indescrivibile.

Messner non ha bisogno di presentazioni: nato a San Pietro, in Val di Funes, ai piedi delle Odle, l’altoatesino è stato il primo alpinista ad aver scalato tutti i 14 ottomila senza ossigeno. In tempi dove tutto è portato all’estremo e all’esasperazione, Messner viene definito l’ultimo poeta dell’alpinismo.

Dall’alpinismo della conquista siamo arrivati a quello dei record e dello spettacolo. Cosa ne pensa?
“Ho aperto sei musei per non far ricordare cos’è il vero l’alpinismo: siamo passati dall’epoca dell’alpinismo delle conquiste, dal 1786 al 1865, a quello delle difficoltà, che si è chiuso nel 1918. Dopo è stata la volta dell’alpinismo eroico, voluto dai regimi fascista e nazista, seguito, dal 1945, da quello della rinuncia e della riduzione, che prevedeva salite senza ossigeno e senza chiodi. Oggi ci troviamo di fronte all’alpinismo della pista: tutti cercano di fare dei record di ascensione, facendolo diventare uno sport, ma l’alpinismo non è questo! L’alpinismo è arte, emozione, avventura, è un’espressione culturale e, in quanto tale, non si può misurare”.

Cosa vede nel futuro delle Dolomiti?
“Partendo dalle Odle ho aperto tante vie in tutte le Dolomiti e, nel tempo, mi sono reso conto che queste montagne dovevano essere protette: già negli anni ‘90, avevo chiesto che diventassero patrimonio Unesco, traguardo molto importante raggiunto nel 2009. Il prossimo passo dev’essere un lavoro culturale che le porti a ritornare com’erano, per bellezza, lentezza e silenzio. Chi oggi va a scalare in certe zone delle Dolomiti, non riesce a comunicare con i compagni di cordata per il rumore del traffico. E sappiamo bene che quando c’è traffico, il turista diventa aggressivo: la montagna non è il luogo dell’aggressività, ma della lentezza e della serenità. Il futuro non troppo lontano delle Dolomiti è con le strade chiuse al traffico per buona parte della giornata”.

Aosta, 5 ottobre 2017

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