Riflessioni di un’aostana trasferitasi in Oltrepò pavese – 7bis I Dioscuri – Il Polluce – Road to Cervino
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Riflessioni di un’aostana trasferitasi in Oltrepò pavese – 7bis I Dioscuri – Il Polluce

Il Polluce lo facciamo in giornata, partendo dal Plateau Rosa. Il tempo massimo per salire e ridiscendere lo dettano gli orari della funivia. Ma anche le previsioni meteo, che minacciano pioggia dalle tre del pomeriggio.

Stefano tiene ritmi serrati: camminiamo veloci, per lo più in silenzio, con rare pause brevi. Terminato l’attravesamento del ghiacciaio, ai piedi del monte, il cambio da bastoncini a piccozza coincide con un cambio, inevitabile, di andatura. Rallentiamo però conservando slancio, grinta. È un incedere nervoso – nulla a che vedere con lo stupore rilassato del giorno prima.

21553222_1738901793077682_999690527_nIl canalino di neve e poi la roccia sono per me un battesimo – un doppio battesimo. La novità mi toglie spavalderia e mi rende cauta, attenta. Ma il ritmo dato da Stefano non mi consente incertezza o timore. Salgo, semplicemente. Salgo e salire è tutto ciò che faccio, tutto ciò che sento, tutto ciò che conta. Salgo e poi scendo e, di nuovo, scendere è tutto.

Sono attimi di puro godimento solo quei pochi metri tra la Madonna e la cima. Lì dove si può passare rilassando le braccia, aggraziando i movimenti, vedendo intorno, sorridendo. Allargo il respiro, insieme allo sguardo. Ritrovo l’incanto, insieme al passo.

Ed è lì, poi, in quei metri di discesa dalla vetta alla statua, che mi accorgo che oggi ho guardato più i miei piedi che le montagne e il cielo. C’è una certa ironia in questo salire in alto guardando in basso, in questo ascendere puntando gli occhi dove si puntano i piedi. Quando serviva ho guardato anche le mani – le geometrie della roccia su cui fare leva, la catena, la corda. Sulle verticali il paesaggio è alle spalle e il cielo è dietro la terra in salita.

21584996_1738901789744349_657088975_nMa questi sono pensieri già articolati, che srotolerò più tardi, a casa. Adesso c’è appena una breve intuizione. C’è solo il movimento, la concentrazione, l’andare, che in fondo al canale di neve si fa di nuovo rapido. C’è la luce del sole e il suo riverbero sul ghiacciaio, il calore, il tappeto di nuvole sotto di noi, la bellezza. C’è Stefano che dice che la giornata resterà chiara, non pioverà, e che abbiamo il tempo di un panino prima dell’ultima funivia.

La consapevolezza arriverà dopo, a sera. Adesso manca ancora: finché mi muovo, semplicemente vado, faccio. Sono lì, esisto e basta, ho soltanto la mia vita – che in fondo è poi sempre tutto quello che ho. Sono lì, in quel pezzo alto di mondo – vasto e maestoso e candido – che è lì, che non fa nient’altro che esserci, come me, come noi.

La consapevolezza arriverà dopo, la stanchezza, la beatitudine, la benedizione di quel vuoto che da intorno si è fatto anche dentro. Adesso c’è il passo che si rilassa nell’attraversamento delle piste, l’allegria, la voglia di chiacchierare, la promessa di un the caldo al rifugio. C’è Stefano che mi cammina accanto e sorride e dice che la vita è bella…
Orlanda Furiosa

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