Monday, November 20, 2017
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Oggi è un giorno triste, ciao Claudio

Quest’estate ci alleniamo un po’, poi chiediamo a Roberto di portarci a fare le Grandes Jorasses“, mi aveva detto Claudio con gli occhi sognanti e sorridenti. Me lo ricordo come se fosse ieri. Era metà maggio, quando siamo saliti al Fürggen con le pelli per l’ultima gita della stagione: una giornata piena di chiacchiere stimolanti, di risate, di passione per la montagna e di progetti per il futuro.

Poi, all’improvviso, è arrivata una di quelle notizie che non vorresti leggere, quelle che ti colpiscono dritte allo stomaco, fulminee e violente come un destro di Mike Tyson. Avevo saputo ieri da un messaggio di Erik che riportava il lancio dell’Ansa che l’escursionista disperso a Cogne sabato era Claudio: dopo un giorno di speranza, è bastato aprire internet questa mattina per rimanere raggelati dalla notizia che le ricerche erano finite.

Claudio in vetta alla Dent D'Herens
Claudio in vetta alla Dent D’Herens

Avevo conosciuto Claudio per lavoro, l’avevo intervistato qualche volta quand’era sindaco di Gignod, ma siamo diventati amici quando ci siamo ritrovati a fare un corso di arrampicata insieme, più o meno due anni fa. Un’amicizia nata da una passione comune, la montagna. Io avevo iniziato a coltivarla da poco, mentre lui la frequentava da tempo e aveva già nel suo bagaglio tante esperienze, diverse vette importanti e molti sogni nel cassetto: sognava di arrivare a quota 7.000 metri, mi parlava spesso di montagne della catena Himalayana o del Sud America. “Se voglio andarci, non posso aspettare ancora molto, ormai ho già una certa età. Dai, organizziamo una spedizione!”, ripeteva ogni volta con tanto entusiasmo da contagiare tutti.

Dopo il corso di arrampicata, non sono mancate le occasioni per fare delle uscite insieme. Dallo scialpinismo, alle camminate, Claudio portava sempre al gruppo simpatia e ironia, le stesse che ha saputo trasmettere, con la sua ottima penna, negli articoli che ha scritto per questo blog, dove tra le altre ha raccontato la sua salita alla Dent D’Herens.

Se non si tirava indietro quando c’era da faticare, Claudio era il primo a riscuotere il meritato premio per la conquista della vetta: qualche birra gelata tra grandi risate, soddisfazione e serenità per aver portato a casa un’altra bella gita. E voglio ricordarlo così, sorridente, pieno di entusiasmo e voglia di realizzare i suoi sogni.

Ciao Claudio, sit tibi terra levis.

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