Thursday, September 21, 2017
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Riflessioni di un’aostana trasferitasi in Oltrepò pavese – 6 Ritorni

Vivendo in mezzo alle colline ho ormai sviluppato una diversa concezione del verticale.

Salire e scendere si può anche qui, e sudare, sbuffare, riempirsi gli occhi. Qui dove l’altitudine massima è circa 700 metri. Qui dove il paesaggio è curvo, morbido, lieve. Dove abbondano i verdi, in tutte le stagioni. Dove la terra è accogliente, per lo più addomesticata a vigneti, a campi. Dove i boschi lasciano filtrare la luce, consentono di poter vedere scorci di azzurro e pezzi di città. Dove il territorio non è maestoso, non trascende e non ascende, non comunica con il divino, non intimorisce, ma è a misura d’uomo, distante dal cielo, vicino all’appetito e alla sete, trasformato dal lavoro delle braccia.

Mi piace pestare i piedi su questa terra chiara, salire questi sentieri che non conducono a cime, attraversare questi luoghi che non estraneano, non isolano.

unnamed-1Quando ho desiderio di roccia e di aria fresca, quando mi prende voglia di terreni aspri e selvaggi e inospitali, quando sento urgenza di solitudine, mi bastano i bassi monti della Liguria. Ho iniziato a frequentare quelle montagne odorose e rocciose perché sono vicine, raggiungibili in circa un’ora d’auto. E mi sono innamorata dei sentieri stretti che affacciano sul mare, della varietà dei paesaggi che si attraversano, delle cittadine e dei borghi incastrati tra spiaggia e pietre, dei profumi degli arbusti che non conosco, dell’odore di pesce e di lievito alla partenza e all’arrivo, di quel continuo alternarsi di salite e discese che spacca le gambe, dell’allegria che si accompagna al sentimento della piccolezza e della precarietà.

Eppure resiste qualcosa che obbliga, di tanto in tanto, a tornare sulle Alpi. Sulle mie grandi alte appuntite maestose divine montagne d’origine.

Sono stata in Valle qualche giorno a fine maggio, in quella stagione strana e bellissima in cui sotto i piedi hai ancora neve e fango e sulla testa hai già blu e sole. Ci sono stata poi a inizio del mese, insieme a degli amici, un giorno soltanto, per una camminata sotto un sole feroce. E ogni volta, lì, la commozione e lo stupore, la stanchezza e la gioia, la gratitudine, tutto è diverso perché accade lì, sui monti miei.

Scrive Cognetti in un libro eccezionale: “E pensai che tutte le montagne in qualche modo si assomigliano, eppure non c’era niente lì, a ricordarmi di me o di qualcuno a cui avevo voluto bene, ed era questo a fare la differenza. Il modo in cui un luogo custodiva la tua storia. Come riuscivi a rileggerla ogni volta che ci tornavi. Poteva esisterne solo una, di montagna così, nella vita.”

Nonostante tutto, esiste solo una montagna mia. E ogni tanto ci torno.
Orlanda Furiosa 

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