Monday, November 20, 2017
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E-bike, un bel modo per vivere la montagna

Un paio di anni fa, forse anche tre, avevo fatto una chiacchierata con un amico che mi aveva esaltato le doti delle mountain bike elettriche: erano i primi tempi in cui si iniziavano a usare queste bici in Valle d’Aosta e il mercato di questi mezzi era agli albori. “Devi provarla perché è un bellissimo modo per vivere la montagna“, mi aveva detto.

Da appassionato utilizzatore di bici, mi era subito saltato il tarlo, ma siamo sempre presi a fare mille cose e fino a quando la settimana scorsa non è arrivata la proposta quasi inattesa di Erik non ci avevo quasi più pensato. “E se domani affittassimo due mtb elettriche e ci facessimo un bel giro?”, mi ha proposto. Ovviamente ho accettato di filata e venerdì mattina eravamo in sella a due bici assistite, pronti a partire da Pollein alla volta del rifugio Champillon, fresco di apertura stagionale.

IMG_1939Non ci vuole molto a prendere confidenza con il mezzo: una leva del cambio per regolare i rapporti sulla ruota posteriore, una leva per bloccare l’ammortizzatore anteriore, due pulsanti per scegliere il livello di assistenza del motore elettrico, da eco, a turbo, passando per tour e sport.

Cerchiamo di economizzare la batteria perché l’obiettivo di giornata è ambizioso. Quando pedaliamo senza motore, il peso delle bici si fa sentire, ma nei tratti in piano la fatica è accettabile. In salita, invece, ci facciamo aiutare ben volentieri dalla tecnologia che ci spinge a fare salite ai 18 km/h, al posto degli 8-10 km/h ai quali avremmo percorso gli stessi tratti.

Arrivati a Sorreley, sopra Saint-Christophe, prendiamo il Ru che ci porta a Roisan e poi a Valpelline, da dove imbocchiamo la strada per Doues, divorando la salita che di solito ci avrebbe fatto sputare sangue. Passato il paese, facciamo un paio di tornanti, ma la mia batteria è ormai quasi esaurita. Ancora pochi chilometri di salita e il motore si spegne: voilà, corsa finita.

Che fare? Proseguire pedalando su per quella strada è impossibile. Decidiamo di prendere il Ru che sbuca a Ollomont: sì, sbuca letteralmente perché passa attraverso un’interminabile galleria semibuia, talmente stretta e impervia da costringerci a spingere la bici a mano. Usciti dall’altra parte, abbiamo ancora un po’ di piano e finalmente siamo sulla via del rientro: dopo una birra rigenerante nella piazza di Ollomont, dove scopriamo una vecchia cabina del telefono adibita a book crossing, ci lanciamo giù per la discesa. Le bici sono solide e stabili, i freni a disco danno una certa confidenza che ci permette di toccare punte di velocità piuttosto elevate. All’altezza di Roisan prendiamo in Ru più basso e, dopo aver pedalato per diversi chilometri, siamo di nuovo a Saint-Christophe e da qui raggiungiamo Pollein per restituire le bici.

Devo dire che questa prima esperienza mi ha soddisfatto: innanzitutto, l’aiuto del motore elettrico permette di fare giri molto più impegnativi e appaganti, che senza un adeguato allenamento sarebbero inavvicinabili. In secondo luogo, occorre comunque pedalare e faticare: sì, perché il motore elettrico non funziona se non pedali… come dire, aiutati che il motore ti aiuta!

Esame superato: la mtb elettrica è davvero un bel modo per vivere la montagna!

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