Thursday, September 21, 2017
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Emozioni, gioie e dolori del mio primo Mezzalama

La partenza del Trofeo Mezzalama 2017 (credit Ferrarifoto)

Quante volte diciamo “dammi due minuti” oppure “due minuti e ci sono”? Quanto contano quei due minuti e quante volte sono effettivamente tali? Beh, ieri quei due gettonatissimi minuti mi sarebbero serviti per davvero perché al primo cancello orario del Mezzalama ci sono arrivato in 3 ore e due minuti, due di troppo rispetto al limite massimo concesso per superare i primi 1.800 metri di dislivello. Peccato, peccato davvero, ma porto comunque a casa un’esperienza magnifica: ho calzato gli sci da scialpinismo per la prima volta poco più di due anni fa e aver potuto partecipare alla gara più conosciuta al mondo è stato già di per sé la realizzazione di un sogno.

Questa mia prima esperienza al Mezzalama è stata tutto un susseguirsi di emozioni: il giorno prima della gara salgo a Cervinia con i miei due compagni di squadra Erik e Roberto. Arriviamo nel pomeriggio nella palestra di Valtournenche dove ci registriamo e prendiamo i pettorali, abbiamo il numero 147. Saliamo in albergo a sistemarci, controlliamo zaini e attrezzatura per poi andare al briefing. Durante la riunione, il direttore della gara Adriano Favre conferma quanto anticipato negli ultimi giorni: tempo buono, ma condizioni severe.

Torniamo in albergo per la cena e andiamo a dormire. Prendo sonno quasi subito, alle 3 suona la sveglia, è arrivato il momento tanto atteso. Ci prepariamo con calma, usciamo verso le 4.15, siamo tra i primi. Non fa freddo, la temperatura è intorno agli zero gradi. Dopo il controllo Arva, ci ritroviamo nella griglia di partenza. Musica di sottofondo, Silvano Gadin inizia a scaldare gli animi, Adriano Favre fa le sue ultime raccomandazioni.

Ci siamo, l’adrenalina è alle stelle, mancano dieci minuti, poi cinque, poi la fanfara inizia a suonare davanti a noi e “rien ne va plus”. Mi ritrovo a correre nella via centrale di Cervinia con altri 900 atleti, tra due ali di pubblico che ci applaude e ci incoraggia con la musica della fanfara in sottofondo. “Ma chi avrebbe mai pensato di essere qui“, mi dico sentendo gli occhi lucidi.  Arrivati in cima alla via, appena sopra il Crétaz, vediamo partire i primi fuochi d’artificio: altro che fare la gara, sarebbe da fermarsi un attimo a godersi tutto quello spettacolo grandioso. E’ un’emozione pazzesca.

Passato il ponticello, siamo sulla neve. Compatti, con Erik e Roberto corriamo un po’ più avanti, buttiamo giù gli sci e iniziamo ad attaccare il primo muro. Il fiato è corto, ma prendiamo un buon passo e saliamo in mezzo agli altri.

Guardo in alto, vedo i primi che salgono come camosci. Mi metto dietro Erik che procede con un ritmo deciso. Dopo un attimo Roberto cade su un pezzo ghiacciato, mi fermo per assicurarmi che sia tutto a posto. Quando vedo che si rialza, ritorno sui passi di Erik e continuiamo la salita. Dalle parti di Plan Maison, sento Roberto che ci chiama e rallento per aspettarlo: non riesce a prendere il ritmo, ha bisogno di essere agganciato con il cordino. Corro in avanti a fermare Erik che aggancia Robi. Ripartiamo abbastanza compatti, perdo alcuni metri, ma li vedo poco davanti a me.

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Il Canalino del Teodulo

Tra muri e falsi piani, procedo su per la salita che ormai conosco quasi a memoria. Arrivo alla base del Canalino del Teodulo: Erik e Roberto hanno già gli sci in spalla e mi aiutano a caricare i miei. Salendo a piedi, si recupera un po’ di tempo e, infatti, sbucati ai circa 3.300 metri del colle del Teodulo abbiamo solo 4 minuti di ritardo sulla tabella di marcia. C’è ancora margine per passare il cancello.

Mi rendo conto che i miei guanti sono fradici e, con il vento gelido che soffia lì sopra, conviene cambiarli. Roberto mi prende dal mio zaino i guanti asciutti. Tempo di infilarli e perdo una trentina di metri dai miei due compagni.

Provo a ricucire, ma da solo non è facile trovare il ritmo giusto. Nel falso piano che dal Rifugio delle Guide va verso l’ultima rampa cerco di accelerare, ma non li raggiungo. Avrei bisogno che mi aspettassero, ma sembra che non si accorgano che sono rimasto un po’ indietro. Il cronometro avanza impietoso, quando un signore mi si affianca e inizia a dettarmi il ritmo: “L’ho fatta tre volte questa gara e l’ho sempre portata casa! Coraggio che riesci ad arrivare al cancello in tempo! Su, uno due, uno due, uno due“. E’ provvidenziale, ritrovo il passo giusto, supero l’ultimo muro e vedo il cancello. Accelero, ormai non guardo più nemmeno l’orologio. Testa bassa e avanti, ultimi metri, e ci sono.

Squadra mista o solo uomini?” mi chiede Lucio Trucco al cancello. Guardo l’orologio e capisco, le squadre miste hanno un quarto d’ora in più: “Solo uomini… ma sono le 8.32, non mi fai passare per due minuti?“. Ovviamente no ed è giusto così, perché le regole sono le regole.

Vedo i miei due compagni nella zona dei ritiri. Roberto è nervoso, Erik deluso, sono arrivati un paio di minuti prima di me.

E’ andata, anzi non è andata, ma sono comunque soddisfatto, mi sono messo in gioco per affrontare una gara che non è per tutti: sono rimasto fuori per un nonnulla. Vuoi l’emozione, vuoi l’inesperienza, vuoi il gioco di squadra che un po’ è mancato hanno fatto sì che la nostra avventura sia finita al Colle del Breithorn.

Le potenzialità ci sono, ci sarà tempo e modo per rifarsi. Ad maiora!

Faccio i miei più sinceri complimenti a Michel, Igor, Bruno, Emanuele, Diego, Remo, Christian, Stefania, Francesco e Davide che sono riusciti a tagliare il traguardo!

2 thoughts on “Emozioni, gioie e dolori del mio primo Mezzalama

  1. Beh… che dire, il primo mezzalama non si scorda più.
    Anche per me il primo.
    Ho condiviso molte tue sensazioni… sicuramente l’esperienza aiuta moltissimo ed anche un pizzico di fortuna.
    Noi pensavamo di metterci molto meno, in allenamento i tempi erano di gran lunga inferiori, però la gara cambia tutto.
    E si fa tesoro degli errori.
    Però esperienza veramente unica.
    Il mezzalama non è per tutti. Non è da tutti. Quando ci sei dentro, a partire dagli allenamenti, lo capisci.
    Fra due anni andrà sicuramente meglio!!!!

    1. Grazie! Come dici tu, esperienza unica e, con ogni probabilità, da ripetere magari con qualche accortezza in più e con maggiore esperienza alle spalle.
      Complimenti a te e alla tua squadra che l’avete portato a casa! 😉

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