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“Dammi lo scaldino!”. Il Breithorn come non te lo aspetti

Non esistono montagne facili, soprattutto quando si parla di un quattromila. E la dimostrazione l’abbiamo avuta sabato, quando salendo al Breithorn siamo stati respinti a poche decine di metri dalla vetta.

img_0408Era dai primi di agosto (per la Capanna Regina Margherita) che non mettevamo gli sci ai piedi e la nevicata di una decina di giorni fa ci ha fatto subito venire voglia di battezzare la nuova stagione di scialpinismo. E ogni volta, almeno per quanto mi riguarda, rimettere gli sci è sempre un mistero: “Sarò ancora capace a scendere?“. Mi sono trascinato dietro questo dubbio per i circa 1.300 metri di dislivello che separano la stazione intermedia di Cime Bianche della funivia di Cervinia dalla vetta del Breithorn. Anzi, dalla quasi vetta.

Partiamo con un buon ritmo, Roberto, la guida, apre la strada, Deborah, Edy, Erik e io lo seguiamo a ruota. La giornata è fredda, la neve sembra un vero spettacolo. Facciamo una pausa al rifugio delle Guide e proseguiamo verso il Piccolo Cervino prima di prendere la deviazione a destra che porta alla Gobba di Rollin e poi al colle del Breithorn. Intorno a noi, il panorama è mozzafiato: da una bambagia di nuvole spuntano il Monte Bianco, il Grand Combin, la Dent d’Hérens, la Dent Blanche e in primo piano il Cervino, piramide di insuperabile bellezza. Dall’altro lato, il Castore e i Lyskamm svettano superbi.

img_0411Attraversiamo la lunga piana fino all’attacco dell’ultima salita, dove inizio a patire la quota. Rallento, mi fermo spesso, cercando di recuperare e di respirare con cadenza regolare. Si alza un vento fastidioso, che acuisce il freddo intenso della giornata. Metto il piumino, ma non basta, nonostante i guanti da sci, ho le dita delle mani gelate. Faccio fatica e più di una volta penso di abbandonare.

Roberto mi aiuta. Edy, che ha parecchie stagioni da maestro di sci alle spalle, mi dà due scaldini da mettere nei guanti. Non li avevo mai usati, in effetti funzionano! La crisi passa, siamo ormai sopra i 4.000 e il vento ci sferza con violenza.

Roberto decide di legarci per sicurezza. Sono ultimo di cordata, davanti a me Edy inizia a lamentarsi per il freddo alle mani. “Denis, dammi uno scaldino perché ho i geloni alla mano destra”. Ormai sto meglio e glielo cedo senza problemi. Tempo di fare qualche metro e Edy si lamenta sempre di più: “Aspettate un attimo. Non sento la mano, non riesco a tenere il bastoncino!“, urla. Stiamo per uscire sulla cresta, l’altimetro segna 4.110 metri, ne mancano una cinquantina alla vetta. Il vento è sempre più forte. Vedo Edy in seria difficoltà. Faccio un cenno a Roberto che è in testa al gruppo e torna indietro per valutare la situazione. Manca davvero poco, ma non è il caso di andare avanti.

img_0412Giriamo i tacchi e, non senza qualche tribolazione per togliere le pelli, scendiamo. I timori della prima curva della stagione svaniscono in un attimo e, nonostante i muscoli delle cosce sembrano prendere fuoco, mi godo la neve farinosa del pendio.

Torniamo agli impianti in tempo per prendere una delle ultime corse della funivia: è stata una giornata impegnativa, per poco non abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, ma va bene così.

Scherziamo sulle difficoltà dell’uno e dell’altro, siamo comunque soddisfatti: anche oggi la montagna ci ha impartito una bella lezione!

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